Banca Mediolanum

Da zero a 70 miliardi gestiti: è la lunga cavalcata di Ennio Doris, che ha rivoluzionato in Italia il concetto di banca, mettendo al centro di tutto i clienti, i loro risparmi, le loro esigenze

Ennio Doris

Ennio Doris

«C’è una regola fondamentale nella vita…»: Ennio Doris è un fiume in piena, un uomo abituato a travolgere l’interlocutore con il suo entusiasmo, oggi a 75 anni come decenni fa quando iniziò a vendere fondi di investimento. Ma dopo la cavalcata lungo una vita carica di soddisfazioni, il figlio di un’umile famiglia di mediatori veneti di bestiame oggi presidente di Banca Mediolanum si ferma un attimo e veste i panni del maestro di vita.



«Sì, c’è una regola fondamentale. Si dice spesso che occorre seguire la propria vocazione, ma la vita non sempre ti mette nella condizione di fare quello che vorresti. Però se osservando un quadro capisci l’anima del pittore, o se nelle pagine di un romanzo ci vedi lo scrittore, anche un registro dei conti può rivelare se è tenuto in modo disordinato o perfetto. Allora l’importante è questo: qualunque cosa tu faccia, falla come se fosse il sogno della tua vita. Io a otto anni andavo a pulire la stalla di mio zio: non era certo il sogno della mia vita, ma capivo già che si doveva vedere se nella stalla c’era stata una persona in gamba. E a 18 anni, quando mi sarebbe piaciuto studiare matematica all’università, visti i sacrifici che la mia famiglia aveva fatto per me, accettai invece di entrare in banca. La matematica mi piaceva, ma non quella finanziaria. Eppure in quel lavoro misi tutto me stesso, con una passione tale che ogni cliente mi chiedeva di andare a lavorare per lui. Ed ecco a cosa mi ha portato tutto ciò». Lo ha portato, a dirla con le classifiche della rivista Forbes, al 190 posto tra i più ricchi d’Italia nonché al numero 882 fra i più ricchi del pianeta.

«Sono sempre stato fortunato nella vita», minimizza Doris, che avrebbe il diritto di proclamare: sono sempre stato molto bravo. «Anche la malattia che a dieci anni per poco non mi costava la vita fu una fortuna: senza, sarei andato a lavorare anziché a scuola. E non avrei avuto la possibilità di lanciare il progetto imprenditoriale di una consulenza finanziaria globale, con cui offrire ai clienti risposte a 360°, se nel 1980 non avessi letto Capital». Il giornale che la sta intervistando? «Certo, proprio questo», dice il cavaliere del lavoro Doris con sincera gratitudine. «Non una, ma due volte Capital ha indirizzato la mia vita nella direzione giusta. La prima volta quando vi lessi che il fiscalista che poteva risolvere un problema che avevo alla Ras assicurazioni era Victor Uckmar. La seconda quando, uscito dallo studio genovese di Uckmar, feci un salto a Portofino, dove non ero mai stato. Per pura coincidenza, sulla Piazzetta alle 6 di sera di quel giovedì, incontrai un uomo ancora ignoto al grande pubblico, ma non a me che avevo visto il suo volto sulla copertina di Capital: Silvio Berlusconi. Un incontro fortuito che cambiò la mia vita, e un po’ anche quella di Silvio. Al giornale Berlusconi aveva detto: “Se qualcuno ha un’idea e vuole diventare imprenditore, mi venga a trovare. Non vada da Agnelli o da De Benedetti, che non lo riceverebbero neppure. Venga da me. E se l’idea è buona ci lavoriamo insieme”. Detto, fatto: esposi a Berlusconi la mia idea. E presto diventammo soci».

Doris poté così rivoluzionare il concetto di banca e oggi Mediolanum gestisce 70 miliardi di euro. Doris è diventato un volto noto, protagonista di tante campagne pubblicitarie di Mediolanum. Dice: «Le banche non sono fatte solo di banconi e colonne, ma di uomini. Volevo che i clienti potessero guardare negli occhi le persone cui si affidavano, a partire da me». I risultati gli hanno dato ragione. Il «medico del risparmio», come si definisce, ha una sola ossessione: mettere al centro di tutto i clienti. «Non i loro bisogni, ma proprio i clienti, perché la persona va al di là dei suoi bisogni».