Beretta Holding

È la più antica fabbrica d’armi al mondo e una delle aziende italiane più note. dopo 15 generazioni cresce ancora, unendo innovazione, cura artigianale, capacità di imporsi in nuovi mercati

Pietro Gussalli Beretta

Pietro Gussalli Beretta

Anno 1525: l’esito della battaglia di Pavia, la battaglia del secolo, viene deciso da una formidabile innovazione: l’archibugio. La cavalleria francese, che si credeva invincibile, viene infatti spazzata via dalle scariche di 1.500 archibugieri spagnoli, diretti dal geniale condottiero Ferrante d’Avalos. L’episodio sancisce così l’avvento dell’era delle armi da fuoco sui campi di battaglia. Anno 1526: compreso che le guerre non saranno più le stesse, la Serenissima ordina 185 canne d’archibugio a mastro Bartolomeo Beretta da Gardone, che in tempi rapidissimi le consegna all’Arsenale di Venezia ricevendo 296 ducati. Nasce così la gloriosa storia della più antica fabbrica d’armi esistente ai giorni nostri: Beretta. Quasi cinque secoli sono trascorsi, ma attraverso 15 generazioni l’azienda bresciana ha continuato a unire innovazione tecnologica, efficienza produttiva, cura artigianale, capacità commerciale, propensione ad aprirsi a nuovi mercati.

 

Sono le caratteristiche che ne hanno fatto una delle imprese italiane più note del mondo. Ed è la stessa linea cui si tiene fedele Pietro Gussalli Beretta, 53 anni, da qualche mese succeduto al padre Ugo come Presidente e ad di Beretta Holding, capogruppo di una realtà globale che a seguito di molte prestigiose acquisizioni strategiche (da Benelli e Franchi a Uberti, Sako, Tikka, Stoeger, Steiner, Burris...) oggi controlla 26 società in tutto il mondo, dà lavoro a 3mila dipendenti e fattura circa 650 milioni. Di questi, ben 80 generati dall’opto-elettronica, settore ad  alto valore tecnologico; fatturato destinato a crescere dopo l’acquisizione negli Usa di STS e Diffraction che offrono soluzioni sofisticate nell’ambito della visione notturna e delle tecnologie collegate. Pur piccola, è importante la quota relativa alla linea di abbigliamento e accessori tecnici e per il tempo libero. Ed è di assoluto prestigio la collezione di fucili d’autore come la splendida doppietta 486 by Marc Newson.

Tuttavia, il 94% dei ricavi deriva dalle vendite di armi e accessori fuori dei confini nazionali. Si capisce perché internazionalizzazione sia la parola cui Pietro Gussalli Beretta, una laurea in economia e commercio e un nutrito portafoglio di cariche societarie, tiene di più. «Con l’Unità d’Italia la generazione dei miei nonni iniziò a guardare all’Europa, poi con mio padre siamo andati oltreoceano, ora l’impegno mio e di mio fratello Franco (presidente e ad di Fabbrica d’armi Pietro Beretta, ndr) è guardare al resto del mondo. Certo, il mercato americano resta fondamentale e continua a pesare per più del 50%: Beretta ha fornito oltre un milione di pezzi, soprattutto pistole semiautomatiche 92Fs, a polizia ed esercito Usa. Ma ci sono molte realtà emergenti, come Russia, Australia, Nuova Zelanda, l’area mediorientale. Ovunque la buona reputazione del nostro prodotto è fondamentale per partecipare ai bandi di gara».

Pietro Gussalli Beretta, così, deve viaggiare da un paese e da un mercato all’altro: il che non gli dispiace affatto, anche perché gli consente di coltivare le sue passioni per la caccia, l’arte e per l’opera lirica, visitando i musei e i teatri più famosi. Senza dimenticare la mission di Beretta, un obiettivo che il presidente ha ben chiaro: «Siamo un gruppo familiare ben radicato nel suo passato ma con una gran voglia di essere moderno e pronto alle sfide che verranno nel futuro, tramite ulteriori acquisizioni ed espansioni. Sempre coniugando artigianalità e tradizione con ricerca, tecnologia e innovazione». Mastro Bartolomeo sarebbe d’accordo, e sarebbe orgoglioso dei suoi discendenti.