Cairo Editore

I settimanali che ha fondato vendono 2 milioni di copie a settimana: la più alta diffusione nelle edicole italiane. Cresce nel settore tv, con La7. E il Torino football Club dà soddisfazioni ai tifosi

Urbano Cairo

Urbano Cairo

«Sono sempre stato, e resto, un ragazzo pieno di sogni. Sogni magari di molti anni prima, ma che ho saputo realizzare: diventare imprenditore, editore televisivo e di giornali, presidente di una squadra di calcio… E chi non ha mai sognato di avere una squadra di serie A?». A 58 anni, Urbano Cairo ha la fama di trasformare in oro quel che tocca. Vedi come ha rilevato realtà in crisi (la casa editrice Giorgio Mondadori, la tv La7, il Torino Football Club), portandole a successi inattesi e impensati, sino a gestire oggi un gruppo da 277 milioni di euro l’anno, più circa 80 della squadra granata.Gli otto settimanali che ha fondato dal 2004 a oggi (l’ultimo è Nuovo TV) vendono 2 milioni di copie a settimana: la più alta diffusione nelle edicole italiane. La7 va a gonfie vele («Alla fine ho realizzato io stesso quel che nel 1981 avevo proposto a Silvio Berlusconi»). Il Torino F.C. finalmente dà soddisfazioni ai tifosi. E Cairo detiene pure il 4,6% di Rcs. Per il ragazzo che entrò giovanissimo alla corte di re Silvio, può mai esserci un altro sogno da realizzare? Cairo però continua a non accontentarsi, a non temere alcuna sfida, come traspare anche dalla sua storia.



«Se sono diventato un numero uno è stato anche merito di Capital», dice. «Fra il 1979 e il 1980, ancora studente della Bocconi, ero stato sei mesi negli Usa, dove mi aveva colpito apprendere come s’era sviluppata la tv commerciale americana, in particolare la Cbs. Tornai in Italia proprio mentre stava nascendo Canale 5. Poi, lessi su Capital un’intervista a Berlusconi: se qualche giovane ha una buona idea, diceva, mi telefoni che io lo ascolterò. Devo incontrare il Cavaliere, mi dissi. Presi una rubrica del telefono, trovai il numero della Edilnord, chiamai il centralino e riuscii a farmi passare la segretaria di Silvio. La quale però non mi diede speranza, il capo era troppo impegnato... Tre ore dopo la richiamai: senta, devo riferire al dottore due cose che hanno sconvolto il mercato tv americano, se lei non me lo permette gli farà un gran danno. Detto, fatto: tre giorni dopo fui convocato e alla fine incontrai Silvio. Delle mie due idee, una, creare un network di tv regionali più appetibile per la pubblicità, la stava già realizzando. L’altra, puntare sull’informazione, allora era impossibile per via delle leggi sull’interconnessione. Però Berlusconi fu colpito dalla mia voglia di fare e mi prese in prova come assistente. Solo che stavo facendo il militare e dovevo laurearmi. Morale: la mattina andavo in caserma, il pomeriggio da lui e la sera dopo cena finivo la tesi. Finché mi congedai, mi laureai, e dal 1° gennaio 1982 potei lavorare a tempo pieno».

La carriera di Cairo decollava: assistente del Cavaliere per tre anni, direttore commerciale e vice dg in Publitalia, ad di Mondadori pubblicità. Cairo così veloce e vorace da meritarsi un nomignolo che continua a gustargli molto: Velociraptor, animale preistorico velocissimo nel fare quel che voleva fare. «Una definizione che mi ha sempre divertito». Nel 1995, uscito dal gruppo Fininvest, fonda Cairo Pubblicità, nel 1999 acquisisce la casa editrice Giorgio Mondadori (oggi Cairo Editore) e nel 2000 quota in borsa la holding Cairo Communication (di cui detiene il 73%). Nel 2003 poi fonda Cairo Editore tra i cui magazine compaiono tra gli altri Di Più (il settimanale maggiormente venduto in Italia), Diva e Donna e F. Mentre nel 2005 acquista il Torino F.C. e lo riporta subito in serie A e nel 2013 La7 che, naturalmente, risana. Una rinascita impetuosa, che anni dopo gli farà dire di essersi sentito come il conte di Montecristo. Cioè? «Senza avere avuto le disavventure dell’eroe di Alexandre Dumas, anch’io avevo avuto i miei problemi ed ero caduto in disgrazia, trovandomi d’improvviso in mezzo alla strada. Come il conte di Montecristo, però, ho saputo fare il miracolo e tornare in auge». Può mai esserci un altro sogno da realizzare? «I sogni non si rivelano mai, anzi, una condizione per realizzarli è proprio di non dirli. L’importante però, quando hai un sogno, è non pensare ad altro che a quello, notte e giorno». Addentandoli come un velociraptor, senza mollarli più.