E. Marinella

Eleganza sobria, esuberanza scugnizza, artigianalità inarrivabile, un rapporto unico con i clienti: così, da più di cento anni, il marchio napoletano è la cravatta

Maurizio Marinella

Maurizio Marinella

Le cravatte di Eugenio Marinella, la mitica bottega di piazza Vittoria, sulla splendida Riviera di Chiaia a Napoli, in poco più di un secolo di storia hanno dettato con chiarezza i canoni dell’eleganza italiana, l’hanno affermata in ogni angolo del pianeta. Il nodo d’autore di Marinella è diventato a ogni latitudine emblema di un’artigianalità esperta, inarrivabile, imperdibile. Una storia di seta e di umanità profonda. Aristotele Onassis ne comprava in confezioni da 12, tutte nere: gli servivano a intimorire gli interlocutori e a non lasciar trapelare nulla del suo umore, senza rinunciare a un’eleganza impeccabile. Bill Clinton indossava quelle ricevute da sua moglie Hillary. Luchino Visconti le adorava con fondo blu o rosso. Francesco Cossiga era solito regalarne cinque ai capi di stato in visita in Italia… 

 

Nella boutique-laboratorio, 20 metri quadrati appena, affacciata su uno dei lungomare più belli del mondo, si celebra ogni giorno il rito iniziato da don Eugenio all’inizio del XX secolo: «I nostri clienti vengono a visitarci, si fermano a chiacchierare, ci chiedono un consiglio. Sanno che l’acquisto di una cravatta, di un accessorio, è da noi solo un piccolo momento di una conversazione, di uno scambio che può durare decenni, che può passare dai padri ai figli, e continuare con la stessa intensità con cui è cominciato in un’epoca completamente diversa», racconta Maurizio Marinella, terza generazione alla guida dell’impresa di famiglia.

A mantenere vivo il dialogo è la certezza del fatto che alcune cose, da Marinella, non cambieranno mai. La prima è l’artigianalità. Ognuno di questi piccoli capolavori è di fatto un pezzo unico: gli eccellenti tessuti vengono scelti, tagliati, cuciti con maestria inarrivabile. La seconda è l’ascolto. «Mio nonno fu il fondatore di quella che qualcuno ha cominciato a chiamare la filosofia Marinella. La parola forse intimidisce e può sembrare eccessiva, ma dà un’idea chiara di quello che ci sforziamo di realizzare ogni giorno: la nostra bottega non è un punto vendita, assomiglia piuttosto a un salotto in cui cerchiamo di sviluppare relazioni umane basate sulla disponibilità, sul rispetto, sulla cortesia. Assieme alle cravatte, è senz’altro la cosa che ci riesce meglio», sorride Maurizio.

La terza è quel connubio tra eleganza British e spirito geneticamente scugnizzo che, da sempre, Marinella coltiva. Già all’inizio della sua avventura imprenditoriale don Eugenio riusciva a offrire ai suoi clienti i prodotti dei fornitori inglesi (allora particolarmente alla moda) più accreditati. E riusciva a farlo in esclusiva, un tocco di unicità in più alle sue creazioni. È finita l’epoca dei pacchi di tessuto spediti in Italia da Londra con il vapore. È finita anche quella dei più abili sarti parigini, che don Eugenio chiamò a Napoli perché perfezionassero i suoi artigiani nell’arte del taglio. «Ma il nostro modo di creare stile è assolutamente identico ad allora. Non ci piacciono le cose complicate. I tessuti migliori, lavorati dagli artigiani migliori, per creare uno stile impeccabile. Ci siamo dati pochi principi, ma molto chiari. E da questi principi non intendiamo allontanarci mai».