Fincantieri

Gruppo globale che compete con pochi altri player internazionali. Con 21 centri produttivi in quattro continenti, ricavi in crescita e lavoro per 20 miliardi: dalla crocieristica alle costruzioni militari, alle navi per oil&gas...

Giuseppe Bono

Giuseppe Bono

«La vede questa? È una stampa del 1786, un varo nel nostro cantiere di Castellammare di Stabia. Quando mi hanno nominato amministratore delegato di Fincantieri, in molti mi consigliavano di chiuderlo. Ma mi sono chiesto: chi sono io per cancellare oltre due secoli di storia? E recentemente proprio a Castellammare abbiamo realizzato, per il Canada, il primo traghetto ibrido costruito in Italia e fra i pochi al mondo, con propulsione dual fuel, vale a dire sia a marine diesel sia a gas». Eccolo Giuseppe Bono, padre nobile di Fincantieri, che guida dall’aprile 2002, con tutta la sua sanguigna passionalità professionale, uno dei manager italiani della nostra storia economica più fortemente identificabili con l’azienda che gestisce.



Eccolo nel lavoro che ha saputo fare in grande, da quando è arrivato in Fincantieri: collegare un presente difficile e un futuro incerto a una tradizione gloriosa e rinnovarla. «Ci voleva la determinazione e la pazienza di un meridionale per farcela», chiosa lui, senza schermirsi.È bene chiarire di che cosa stiamo parlando: un colosso globale che compete con pochi altri player internazionali, e con risultati crescenti. Ventuno cantieri navali in quattro continenti, quasi 21mila dipendenti di cui un terzo in Italia, ricavi in crescita e un carico di lavoro che, tutto compreso, sfiora i 20 miliardi. Clienti in tutto il mondo, dalla crocieristica alle costruzioni militari, dalle navi a supporto del comparto oil&gas ai megayacht.

La concorrenza è dura, ma comunque la posizione è granitica, mentre quando Bono è arrivato in Fincantieri gli ordini nel cruise erano commissionati solo dal Gruppo Carnival e nel militare si lavorava esclusivamente per la Marina italiana. «Abbiamo ricostruito tutto. Abbiamo cominciato a esportare nel militare e abbiamo comprato cantieri negli Stati Uniti. Ho fatto leva sulle altissime professionalità che c’erano in azienda, e del resto la sfida era mortale: o riuscivamo a crescere e a diversificare o avremmo finito per saltare. Per questo motivo, giocoforza è stato crescere all’estero». Già nella seconda parte del 2008 ci fu un periodo durissimo di crisi. Ma lo slogan di Bono era: perché chiedere soldi allo stato per costruire navi da crociera? Dobbiamo farcela da soli. Parola d’ordine, lavorare per il pubblico in modo da creare valore per tutto il paese.

Oggi Fincantieri è un’azienda globale, che produce con estrema versatilità navi di dimensioni e tipologie disparate, per esempio nella crocieristica, da 100 a 2.500 cabine. Per Msc Crociere ha realizzato, per la prima volta nel mondo, l’allungamento di quattro navi, tagliandole a metà e inserendo al centro un segmento nuovo di 24 metri di lunghezza, un’opera titanica, mai attuata prima. E sul fronte della produzione militare oggi Fincantieri è fornitrice del Pentagono e della Us Navy: «È un merito che ascrivo alla capacità di noi italiani, quando vogliamo, di essere non solo credibili ma anche apprezzati».