Fondazione Golinelli

È stata creata dall’imprenditore che per primo ha portato in Italia il concetto di filantropia. Oggi promuove la cultura scientifica e opera per la crescita culturale dei giovani

Marino Golinelli

Marino Golinelli

Nella vita ha fatto fortuna fondando una casa farmaceutica quando era da poco laureato in farmacia e riuscendo poi a mettere in piedi un impero con la Alfa Wassermann, multinazionale da oltre 1.500 dipendenti, che di recente si è fusa con un altra big del settore, la Sigma-Tau, dando vita al colosso Alfasigma. Ma se si chiede a Marino Golinelli, quasi un secolo di vita alle spalle, portato come se pesasse meno della metà, di definire se stesso con una parola, la risposta non è più imprenditore, bensì filantropo. «Ma attenti a non chiamarmi mecenate, quella è un’altra cosa. Io sono filantropo nel senso etimologico del termine, ossia colui che ama l’uomo e che si adopera per il suo miglioramento».



Con la Fondazione che porta il suo nome, fondata nel 1989, Golinelli è stato il primo grande imprenditore a importare in Italia il concetto, diffuso già allora negli Stati Uniti, di filantropia. «Ho fatto una fortuna con la mia professione e ho avuto molto dalla vita. Per me è stato un atto dovuto quello di reinvestire nella società i miei guadagni, dare indietro qualcosa alla collettività e investire sulle nostre risorse più importanti che sono la scuola e l’educazione dei giovani», dice.

La Fondazione Golinelli da anni promuove e incentiva la cultura scientifica e opera per la crescita culturale e responsabile dei giovani e della cittadinanza in tutti i nuovi campi del sapere. Sono due le linee che la guidano: quella del «mondo imprevedibile» e quella dell’«educare a educare». A prima vista sembrano solo slogan, sono invece concetti concreti, spiega Golinelli: «Fra 40 anni il mondo sarà ovviamente tutt’altra cosa dal punto di vista della produzione industriale o del welfare, il nostro compito è quindi lavorare per preparare i giovani al loro futuro, instillare nella loro mente un nuovo paradigma».

Una missione che si concretizza per esempio in finanziamenti di progetti proposti dagli studenti delle scuole medie e superiori. Questo, chiamato il Giardino delle imprese, è solo uno degli incubatori che trovano una casa fisica e ideale nell’Opificio Golinelli, imponente struttura che sorge su oltre tre ettari di un’ex area industriale dismessa nella periferia di Bologna. La cittadella per la conoscenza e la cultura, che si estende su 9mila metri quadrati e ha richiesto un investimento di 12 milioni di euro, ospita le principali attività formative, educative e culturali della Fondazione, dalla Scuola delle idee (dedicata alla diffusione della cultura scientifica e artistica, alla conoscenza e alla creatività, con particolare attenzione rivolta a bambini e ragazzi dai 2 ai 13 anni e alle loro famiglie, fino all’ultimo, ambizioso progetto, chiamato Opus 2065: un investimento da 30 milioni di euro per sviluppare nuove forme altamente innovative di formazione dei giovani e degli insegnanti, un centro di ricerca su campi futuribili del sapere (come le biotecnologie e le nanotecnologie) e un fondo per il supporto di nuove attività imprenditoriali.

«Puntiamo tutto sulla scuola e cerchiamo di avvicinare gli studenti al concetto di vita sintetica, ossia della realtà del 2065, nella quale le professioni e le imprese legate alle nanotecnologie saranno fondamentali per migliorare la qualità della vita», aggiunge Golinelli. Il filantropo bolognese cita il recente progetto del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che potrebbe essere suo nipote ma che con la sua Fondazione Chan Zuckerberg Initiative porta avanti lo stesso programma: «Il mio sogno è che un giorno le idee sviluppate grazie alla Fondazione diventino imprese innovative che reinvestiranno parte dei guadagni nella Fondazione stessa, così da aiutare a loro volta nuove idee a germogliare. La Fondazione non investe per interesse personale o per guadagno, ma per generare un maggior sapere, una maggiore conoscenza e benessere nella società». È questo il vero significato che per Marino Golinelli hanno le parole responsabilità sociale.