Gruppo Generali

Compagnia leader in Italia per premi raccolti e prima nel mercato vita, fra i leader europei del settore, da sempre sinonimo di solidità e professionalità, macina utili e distribuirà 5 miliardi di dividendi da qui al 2018

Gabriele Galateri di Genola

Gabriele Galateri di Genola

Oltre 5 miliardi di dividendi da qui al 2018 e più di 7 miliardi di generazione di cassa: questi i nuovi target finanziari che le Assicurazioni Generali si sono date, dopo un tornaround compiuto con un buon anno di anticipo sui programmi e con un bilancio 2015 che si preannuncia molto buono. Perché le Generali, presiedute da Gabriele Galateri di Genola, compagnia leader in Italia per volume di premi raccolti, prima nel mercato vita, fra i primi anche in Europa nel settore, da sempre sinonimo di solidità e professionalità, in passato sono anche state considerate un colosso ricco ma lento e conservatore. Oggi sono una specie di astronave che macina utili, piena di carburante, pronta e capace di spostarsi con la massima velocità sui mercati di tutto il mondo.



Basti guardare al titolo: è cresciuto in borsa, negli ultimi tre anni, del 110% contro il 100% dell’Allianz, il 30% della Zurich, il 25% dell’Unipol. E adesso Il Tempo del Leone, come s’intitola la nuova edizione della storia bicentenaria del gruppo appena data alle stampe, è quello della crescita. Un Leone che i mercati vogliono così, autonomo e dinamico. Tanto che, sotto le pressioni degli investitori istituzionali stranieri, arrivati a pesare il 40% del capitale, contro il 26% di qualche anno fa, i soci cosiddetti di controllo, cioè Mediobanca, Caltagirone, De Agostini e altri, hanno annunciato di voler rinunciare al voto plurimo che, ormai autorizzato dall’Unione Europea e recepito dalla legge italiana, avrebbe potuto almeno raddoppiare il loro peso nella governance. Ma l’assetto manageriale della compagnia, a prescindere dalle professionalità che possono e potranno avvicendarsi nei vari ruoli di vertice, è ormai un caposaldo indiscusso.

Il che tranquillizza i mercati sul proseguimento di una buona gestione. Come ratificano gli stessi analisi italiani: «Nei primi nove mesi di quest’anno Generali ha registrato un utile netto di circa 1,73 miliardi di euro, già al di sopra del livello del 2014 a 1,67 miliardi di euro», sottolineavano, dopo la trimestrale, gli specialisti di Banca Imi. La compagnia vive dunque una fase che le consentirà di remunerare gli azionisti e aumentare il valore della società oltre la media del mercato. Difatti, nel 2014 Generali ha pagato 900 milioni di dividendi, buon viatico verso i 5 miliardi cumulati promessi per i prossimi quattro anni.

La verità è che il piano, rivoluzionario, di rilancio varato alla fine del 2012 dall’ex amministratore delegato Mario Greco è stato veramente attuato per intero. Il coefficiente di solvency è stato elevato da 117 a 164, ben oltre il target regolatorio. Quindi: assoluta solidità. Ben 4 miliardi di asset non-core sono stati venduti, la leva finanziaria è stata ridotta, in tre anni si sono risparmiati costi per 750 milioni e altri 250 verranno ottenuti ogni anno, da qui al 2018, per un totale di €1,5 miliardi rispetto al 2012. Tre anni fa il Roe era stato del 9,6; nel 2014 è stato di 13,2. E nel frattempo tutto il management è stato riorganizzato, così come le aree di gestione, e si è iniziato a investire decisamente su una risorsa essenziale per lo sviluppo futuro del business, i dati, di cui una grande compagnia assicurativa dispone in quantità copiosa, tale da poter esponenzialmente potenziare il business e riqualificare il rapporto con i clienti.