Gruppo ospedaliero San Donato

L’azienda che fa capo al giovane Paolo Rotelli è il gruppo sanitario privato più grande e prestigioso d’Italia, con conti brillanti. Ha assorbito e velocemente risanato il San Raffaele. E ha piani di espansione, responsabilizzando i primari

Paolo Rotelli

Paolo Rotelli

Hanno detto di lui che «è nato con il camice», un gioco di parole ironico ma affettuoso per dire che Paolo Rotelli, Presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato, cioè l’azienda sanitaria privata più grande e prestigiosa d’Italia, a dispetto dei suoi 26 anni e della prematura scomparsa del padre Giuseppe, grande costruttore del gruppo, appare veramente nato per questo ruolo. Sta di fatto che la holding della famiglia Rotelli, cui fa capo appunto il Gruppo Ospedaliero San Donato, che comprende anche le attività del San Raffaele, rilevato sull’orlo del crac, ha registrato uno sviluppo costante e potente negli ultimi due anni, compiendo anche il risanamento dell’azienda acquisita in anticipo sulle previsioni dei più.

 

Oggi il gruppo fattura quasi 1 miliardo e mezzo di euro con 18 ospedali, 15.303 collaboratori, 5.169 posti letto e 3,9 milioni di pazienti. Nel 2014 (ma i dati di bilancio 2015 si riveleranno ancora migliori) aveva registrato un ebitda pari a 233 milioni di euro (+2%), un ebit di 93,5 (+10%) e un risultato netto di 38 milioni (nel 2013 era stato di appena 1 milione); e questo dopo ammortamenti per 82 milioni di euro, accantonamenti per oltre 54 milioni e imposte per 124 milioni. Rilevanti anche il calo dei debiti, da 431 a 410 milioni di euro, e l’aumento del patrimonio netto da 323 a 385 milioni. Sbaglierebbe chi pensasse che tutto questo sia stato ottenuto a discapito degli investimenti, al contrario cresciuti di circa il 50%. Andando indietro nel tempo, a quando la crisi del San Raffaele era l’emergenza del sistema sanitario nazionale, sembrerebbero passati decenni, ma sono solo tre anni.

Paolo Rotelli, il giovane capo del suo gruppo, non dà proprio l’impressione però di voler dormire sugli allori: «Certo, il San Raffaele ormai è in salvo. Ma vogliamo fare ben di più, vogliamo farlo crescere moltissimo». E alle parole sta facendo seguire i fatti. Anche sul fronte della ricerca, dove per esempio il gruppo è arrivato alla frontiera della medicina chimica, sviluppando nell’ambito della terapia genica un nuovo vaccino contro l’emofilia A e B. 

Quanto al Policlinico San Donato, cuore storico del gruppo, il piano è farlo diventare la struttura di riferimento nella ricerca e nella prevenzione cardiovascolare. Importanti anche i piani di sviluppo industriale che l’imprenditore ha tracciato per i prossimi anni: azzeramento del debito in quattro anni e investimenti per 300 milioni di euro, anche per ristrutturare e costruire 550 letti di un ospedale nuovo che unirà il Galeazzi e il Sant’Ambrogio. 

Il tutto, spiega Rotelli, è reso possibile da un preciso metodo gestionale, impostato dal padre Giuseppe e declinato giorno per giorno da Nicola Bedin, l’amministratore delegato che Paolo ha confermato, e che consiste nel responsabilizzare al massimo i primari, per ciascuno dei quali il reparto è come una miniazienda: si sentono mossi da un forte spirito autoimprenditoriale, possono e devono esprimersi al meglio, riportando a un solo capo col potere di spendere, appunto l’amministratore delegato. Guidato dalle strategie dell’imprenditore.