Herno

Le sue innovazioni hanno cambiato la tecnica di produzione di piumini e altri capi urbani in tessuti sportivi: termosaldature, cuciture a ultrasuoni, colle speciali, pressioni... E hanno fatto crescere il marchio e le esportazioni

Claudio Marenzi

Claudio Marenzi

«Di che cosa sono orgoglioso? Delle prossime innovazioni in via di sperimentazione nei nostri laboratori e poi di tutte quelle che con Herno ho portato sul mercato e che la concorrenza mi ha copiato: i piumini a iniezione leggerissimi, da 180 grammi; i piumini estivi, un’intuizione di 5 anni fa che è stata ripresa da tutti; la linea Laminar, capi di utilizzo e di gusto urbano ma realizzati con tessuti sportivi in Gore-Tex, performanti e traspiranti, ideati per resistere a pioggia, vento e condizioni meteo estreme. Ma più di tutto sono fiero delle nostre innovazioni tecnologiche: i capi realizzati senza cuciture, con termosaldature e cuciture a ultrasuoni, processi sofisticati che sfruttano colle particolari, pressioni, temperature…».



Ha di che essere soddisfatto Claudio Marenzi, 54 anni, Presidente di Herno, l’azienda di famiglia nata nel 1948 a Lesa, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, per un’intuizione del padre, il cavalier Giuseppe Marenzi. Da quando nel 2007 l’ha presa in mano (rilevandone successivamente dai due fratelli la maggioranza assoluta), Herno è cresciuta in modo velocissimo, con risultati impensabili in tempi di crisi. Nel 2007 fatturava 7 milioni di euro di cui solo 2 a marchio Herno, nel 2012 già 33, nel 2015 ben 70 di cui 68 a marchio Herno, con il 60% dei ricavi provenienti dall’export. E per il 2016 si prevede un’ulteriore crescita a doppia cifra.

Un successo merito del coraggio di Claudio Marenzi e della sua decisione di rimettere il marchio al centro della strategia, ripartendo da un passato in cui l’azienda, con i suoi impermeabili e i cappotti in cashmere, era stata fra i primi ad aprire al mercato giapponese, inaugurando già nel 1971 una boutique a Osaka. Poi, negli anni 90, l’altissimo know-how si era messo a disposizione dei grandi marchi della moda. Herno però, secondo l’intuizione di Marenzi, poteva stare in piedi da sola. E c’è riuscita scommettendo su quattro E, che sono le iniziali delle parole Erno (il fiume che scorre vicino all’azienda), eccellenza, etica ed ecosostenibilità. «Sì», spiega Marenzi, «il marchio Herno deriva proprio dal fiume Erno ed è segno del legame sia con il territorio sia con l’acqua, un elemento che l’azienda ha nel suo dna e che è presente anche nei nostri prodotti. Io, poi, ho una vera passione, oltre che per le nostre montagne (in particolare Macugnaga), per il Lago Maggiore. Mi piace percorrerlo in barca e ho un figlio campione di sci nautico, oltre che uno di sci da neve. Nella mia borsa porto sempre una copia di La stanza del vescovo di Piero Chiara, dove ci sono descrizioni meravigliose del lago».

Poi le altre tre E. Eccellenza: grazie alla ricerca, Herno ha legato i suoi tradizionali processi produttivi a un’innovazione estrema su tessuti che prima non venivano usati nelle collezioni urbane. Etica: Marenzi è fiero tanto dei rapporti con i dipendenti (155 diretti a Lesa, più quelli dell’indotto, 650 in Sicilia e 450 in Romania), quanto della trasparenza con cui Herno dichiara apertamente che i piumini in nylon sono realizzati in Romania, da dove proviene il 30% della produzione aziendale. Ecosostenibilità: la sede di Lesa è mimetizzata nel verde e un investimento sul fotovoltaico l’ha resa autonoma dal punto di vista energetico.

Marenzi, considerando anche i 14 negozi monomarca già aperti e la forte espansione sul mercato Usa, può dunque essere felice di quanto è riuscito a fare. Anche se un rimpianto l’imprenditore in realtà lo ha: non poter dedicare abbastanza tempo alle sue passioni, come lo scialpinismo e l’arte contemporanea. «Dal 2013, da quando sono presidente di Sistema moda Italia, non riesco proprio più. Ma dare del tempo al settore in cui ho lavorato tutta la vita è un po’ un dovere. Credo che ogni imprenditore dovrebbe farlo».