Italcementi

Ha portato il suo primato nei mercati italiano e francese in dote per il matrimonio con la tedesca HeidelbergCement. L’operazione rafforza il futuro della società e dà ai Pesenti nuove risorse da investire

Giampiero e Carlo Pesenti

Giampiero e Carlo Pesenti

«Un imprenditore sa che l’importante è garantire lo sviluppo futuro dell’attività più che arroccarsi nella continuità del controllo dell’azienda»: per chi conosce Giampiero Pesenti e il figlio Carlo, che hanno usato queste parole per commentare la scelta di conferire il controllo di Italcementi al colosso tedesco HeidelbergCement, sa che sono sincere e anche sofferte, visto che provengono da una famiglia imprenditoriale italiana con tradizioni secolari.



Ma i Pesenti, con la loro competenza e la loro forza finanziaria, diventano i secondi azionisti del colosso, saranno rappresentati in consiglio di sorveglianza del nuovo gruppo, e vi potranno esprimere un autorevole indirizzo strategico e gestionale. «Con questa operazione rafforziamo il futuro di Italcementi e garantiamo le risorse per un ulteriore sviluppo del portafoglio di investimenti di Italmobiliare», ha chiosato infatti Carlo Pesenti, oggi capo operativo del gruppo di famiglia. Che saprà utilizzare al meglio, investendolo certo anche in nuove attività d’impresa, l’importante ricavato netto dell’operazione.

Va detto, inoltre, che l’Italcementi va in sposa ai tedeschi con una dote molto brillante. Che in vent’anni aveva cambiato letteralmente pelle. Dall’acquisizione di Ciments Francais (1992) in qua, infatti, la concentrazione (97%) del business in Italia era scesa fino a circa un quarto del fatturato. Che nell’insieme era poi sempre cresciuto negli anni con sostanziale regolarità, facendo spesso meglio del ciclo di settore, fino a segnare ancora nei primi nove mesi del 2015 ricavi per 3,22 miliardi di euro, in aumento del 3,2% rispetto ai 3,12 miliardi ottenuti nello stesso periodo dell’anno precedente, e consentendo anche un incremento dell’1,7% del margine operativo lordo.

Correttamente, dunque, gli analisti industriali hanno individuato nella scelta di fondere Italcementi e Heidelberg un’affermazione di quel «diritto allo sviluppo» che nel capitalismo moderno, globale per definizione, sta contemperandosi con il diritto al controllo, superando la vecchia antinomia fra proprietà e partecipazione. Quando i colossi industriali diventano così ubiquitari, non ha più senso la vecchia idea di proprietà dove l’imprenditore-padrone conosce personalmente impianti, clienti, capi-squadra. I Pesenti lo pensano da tempo e hanno da tempo applicato nel loro gruppo una governance dove le responsabilità, e le competenze, dell’imprenditore venivano però affiancate da un solido ruolo di un management internazionale che avrebbe potuto in qualsiasi momento lavorare con gli stessi metodi anche per una public company.

Sullo sfondo, le nuove strategie del gruppo Pesenti somiglieranno al profilo di Carlo, un imprenditore che ha molto da dire e da dare, già passato in qualche modo alla storia di Confindustria per avere progettato la riforma interna, proiettato verso le attività internazionali per lucida progettualità imprenditoriale ma anche per interessi e vocazione culturale personale. E sarà certamente e comunque globale il futuro orizzonte d’impresa del gruppo, nel cemento e oltre il cemento.