Mondadori

Maggiore gruppo di editoria libraria in Italia, rafforza il suo primato e arricchisce il patrimonio di autori. Focalizzandosi sulle attività in cui può migliorare la redditività

Ernesto Mauri

Ernesto Mauri

Investire 127,5 milioni di euro per aggiudicarsi Rcs Libri, in un momento storico in cui tutti o quasi tutti gli editori, anche esteri, si affannano nel trovare la quadra sul digitale, potrebbe apparire azzardato. «Al contrario», assicura Ernesto Mauri, Amministratore delegato del Gruppo Mondadori, il primo editore di libri e periodici in Italia: «Bisogna essere fortissimi in ciò che si sa fare meglio. E noi sappiamo fare bene libri e magazine. Lo facciamo da 100 anni. Leadership significa anche focalizzarsi su attività in cui è possibile migliorare la redditività». 



Ed è proprio questo il punto. Nel 2008 almeno il 70% della redditività del gruppo di Segrate era garantita dai periodici; cinque anni più tardi era scesa al 40%. «Bisognava invertire la rotta», sintetizza Mauri, che parla di un vero e proprio tsunami abbattutosi sul settore magazine, un business che in Mondadori nel 2008 era positivo per circa 130 milioni di euro e che nel 2013 ha registrato in Italia una perdita di 20 milioni di euro. «Abbiamo studiato il mercato: Rcs Libri era in vendita. E ci siamo rimboccati le maniche per generare risorse da investire». Con l’acquisizione di Rcs Libri, Mondadori rafforza il primato nel mercato italiano trade ed educational e arricchisce in modo importante il patrimonio di autori.

A quanti hanno paventato presunti rischi per l’identità dei singoli marchi, Mauri risponde categorico: «Il modus operandi di Mondadori è ampiamente noto», e cita passate acquisizioni quali Einaudi, Sperling & Kupfer o Piemme. «Il gruppo ha tutto l’interesse a preservare e sviluppare l’identità di ogni singolo marchio. Se venisse meno la loro identità, verrebbe meno anche il valore economico. Le case editrici devono tornare a fare profitti per garantire la propria libertà. Ci devono essere le risorse per alimentarle, farle crescere, pagare gli autori e comprare i diritti. È questa l’unica garanzia di autonomia per il loro futuro». Oggi Mondadori nei libri ha una redditività superiore al 13%, mentre quella di Rcs Libri è pari alla metà esatta, 6,5%.

Per Mauri le due realtà insieme saranno in grado entro tre anni di raggiungere i migliori benchmark internazionali, cioè il 15-16%. «Investire nel libro è un atto di fiducia nelle sue potenzialità», chiosa. «Crediamo che la nostra operazione possa dare una spinta nuova al settore». L’obiettivo per il gruppo di Segrate è vendere sempre più libri, con un beneficio per tutti gli operatori della filiera, dagli autori ai librai, offrendo anche al sistema Italia un’occasione per crescere. E ancora: «Metteremo in atto tutte le azioni necessarie per la creazione di un modello di eccellenza che possa contare sui migliori autori, la migliore distribuzione e rete di librerie, e favorire una maggiore diffusione dei nostri scrittori anche all’estero». 

E, sebbene per Mondadori l’operazione Rcs Libri di fatto significhi spostare il focus da un settore in difficoltà a uno più solido e redditizio, Mauri non dimentica i periodici: «L’evoluzione tecnologica e il calo dei consumi culturali hanno cambiato profondamente il settore dei magazine. È un cantiere aperto. Gli operatori concorrenti solo digitali sono per certi versi avvantaggiati, ma il valore di brand consolidati e del know-how nella produzione di contenuti non si inventa e ripaga nel tempo». In altre parole: e sfida sia, a tutto campo. «Sono molto fiducioso, anche perché so di poter contare sul sostegno convinto e costante del nostro azionista», conclude il numero uno di Segrate. «Lavoriamo per avere tutte le carte in regola per diventare una media company che possa essere protagonista nel futuro, così come lo è stata negli ultimi 100 anni».