Natuzzi

Da laboratorio artigianale a più grande casa di arredamento italiana e unico player globale nel settore. Rispettando l’ambiente: dalla tracciabilità dei materiali all’uso di energia pulita e rinnovabile

Pasquale Natuzzi

Pasquale Natuzzi

Ha usato la pelle, con le sue caratteristiche di colore, odore  e morbidezza, per avvolgere divani dal design innovativo e dall’individualità unica e irripetibile. Una scelta, quella di Pasquale Natuzzi, che gli ha consentito di trasformare il suo piccolo laboratorio artigianale nella più grande casa di arredamento italiana e unico player globale nel settore, con 461,4 milioni di euro fatturati nel 2014, sette stabilimenti produttivi, 1.130 punti vendita nel mondo, 12 uffici commerciali, 5.300 collaboratori, stabilimenti produttivi in Italia, Romania, Cina e Brasile.



Dal tacco (d’Italia) alla punta (l’alto di gamma che rappresenta nel settore), la sua storia prende le mosse da Taranto nel 1959, dove assieme a tre collaboratori inizia a produrre divani e poltrone per il mercato locale. Ma è nel 1972 che definisce la sua attività imprenditoriale, fondando la Natuzzi Salotti e trasferendola a Santeramo in Colle, nel cuore della Murgia, dove ancora oggi ha sede il quartier generale del gruppo. «Avevo in mente due obiettivi: crescere in Italia e impormi all’estero», ricorda Pasquale Natuzzi, Presidente e Ceo del gruppo che porta il suo nome.

Per allargare i confini e approdare in terra straniera, trasferisce su scala industriale una produzione tipicamente artigianale e si specializza nella pelle, realizzando nuovi modelli in stile casual-chic, disponibili in un’ampia gamma di colori e funzioni. Divani di squisita fattura e dalla linea contemporanea, che riflettono appieno le tendenze dei mercati esteri e incontrano il favore dei consumatori del Nord America. Il successo arriva prorompente e l’azienda pugliese conquista in pochi anni la leadership mondiale, diventa un modello vincente, con numerosi tentativi di imitazione, e nel 1993 decide di quotarsi, fatto più unico che raro in quegli anni per un’azienda italiana, non a Piazza Affari ma a Wall Street, il sancta sanctorum della finanza planetaria.

Dopo 57 anni, Natuzzi è un gruppo solido, quasi un grande albero, come ama ripetere il suo fondatore, con le radici ben salde in Puglia, musa ispiratrice che da sempre anima e identifica il marchio, e i rami, diffusi in tutto il mondo, che gestiscono il brand Natuzzi e due linee di prodotto destinate a target distinti, Natuzzi Italia e Natuzzi Editions. L’associazione all’albero non è casuale: «Il filo conduttore di tutta la nostra attività è rappresentato dal rispetto per l’ambiente. Le nostre fabbriche italiane sono immerse nel verde della Murgia, non abbiamo ciminiere e l’intera produzione viene realizzata con l’energia solare prodotta da 21mila moduli fotovoltaici installati sui tetti degli stabilimenti. Siamo state tra le prime aziende del settore ad ottenere la certificazione ambientale ISO 14001 e tutti i materiali che utilizziamo sono tracciabili e certificati, a partire dal legno proveniente da foreste gestite in modo responsabile», sottolinea l’imprenditore. «Credo molto nell’etica, nella legalità, nella trasparenza, nella realizzazione di prodotti ecosostenibili: questi valori sono stati fondamentali per me e si ritrovano tutti nei nostri prodotti, nell’azienda e nelle persone che ci lavorano».

Anche l’offerta di prodotto negli anni si è ampliata notevolmente. Ai divani in pelle, asset fondamentale per Natuzzi, si sono aggiunti nuovi rivestimenti in tessuto di altissima qualità e microfibre. Completano la gamma coffee table, tappeti, lampade e accessori per la zona living e ancora letti e mobili per la zona notte e tavoli per la zona pranzo. La collezione rispecchia il Dna del brand che si fonda sul concetto di armonia. Un’armonia tra oggetti, un’armonia da vivere in casa, che fa di Natuzzi un «Harmony Maker». 

Non basta. Natuzzi è il brand del settore arredamento più conosciuto a livello globale fra i consumatori di beni di lusso, secondo una ricerca indipendente (Ipsos/Lagardere). Motore di questo risultato è stata la politica di globalizzazione. «Abbiamo investito sull’apertura e sviluppo della rete retail, sulla riqualificazione degli stabilimenti produttivi in Italia, sull’apertura di fabbriche e uffici commerciali all’estero, sulla loro integrazione, sull’innovazione del prodotto e del processo produttivo», spiega Natuzzi. «È stato un percorso lungo e faticoso, soprattutto a causa del contesto macroeconomico sfavorevole, che ha messo a dura prova tutto il settore dell’arredamento, a cui abbiamo destinato oltre 600 milioni di euro e che oggi inizia a dare i primi risultati». Nei primi sei mesi del 2015, infatti, il gruppo ha continuato a espandere la propria catena retail sia negli Stati Uniti sia in Asia, dove le vendite sono cresciute rispettivamente del 20,2% e del 22,4%, grazie all’apertura di nuovi negozi. «Gli Stati Uniti e l’Asia, la Cina in particolare, sono mercati che ci regalano grandi soddisfazioni. Ecco perché prevediamo l’apertura di nuovi negozi in queste aree nel biennio 2016-2017», anticipa Natuzzi, che l’anno scorso ha ricevuto il premio speciale per il made in Italy dell’Italian Talent Award 2015, come rappresentante dell’eccellenza italiana nel settore arredo e design, esempio di creatività e innovazione apprezzata in tutto il mondo.