Nonino

Con un know-how senza eguali è diventata l’azienda numero uno nel settore della grappa. Regina delle acquaviti su Wine Spectator. E anima ogni anno un prestigioso Premio Letterario

La famiglia Nonino

La famiglia Nonino

Si può distillare un’idea, un pensiero, la passione. Per farlo occorrono una materia prima straordinaria, 72 alambicchi discontinui, condotti magistralmente dall’artigiano distillatore in tutte le fasi, dall’immissione del vapore al taglio nell’attimo perfetto delle teste, del cuore e delle code; tre pagode in legno e rame, belle come gioielli, e tante piccole botti di essenze  pregiate, dalla quercia di Nevers a quella di Limousine, dal ciliegio selvatico all’acacia, dai castagni ai roveri, per l’invecchiamento naturale delle preziose acqueviti ottenute. E occorre un luogo quasi magico, poetico, dove l’intensità emotiva possa confluire in un distillato di pura sensualità, capace di accarezzare il palato, riscaldare o incendiare di passione: la Grappa.



È il tempio dello «spirito» Nonino, a Percoto (Udine), un’azienda ad alta densità d’amore e intelligenza, dove fra la materia prima, l’uva, e il prodotto finale ci sono soltanto il cuore e la testa di Giannola e Benito Nonino, con le figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta. Un intreccio alchemico che è riuscito a trasformare la grappa da liquore grezzo, una forma tascabile di riscaldamento per i contadini del Nord Italia, come scriveva il New York Times nel 1997, in un distillato nobile, unico al mondo per purezza.

La rivoluzione Nonino, che ha letteralmente cambiato e riscritto le regole della produzione, è partita nel 1962 ed è culminata, dopo 11 anni di studi, ricerche, prove e assaggi, con la scelta di distillare la vinaccia fresca di un unico vitigno e non quelle assemblate e lungamente conservate. Una tecnica unica, finora ineguagliata, e un enorme, clamoroso successo di marchio e di mercato, al punto da rendere l’azienda la numero uno nel settore delle Grappe. «Ricordo ancora il momento in cui io e Benito abbiamo ottenuto la prima Grappa Monovitigno, il Picolit, con una distillazione artigianale  goccia a goccia. Era il 1° dicembre 1973 e l’ho raccolta nel palmo della mano, Cristina, Antonella ed Elisabetta che si stringevano a me in silenzio. In quelle gocce ho ritrovato lo stesso profumo delle vigne da cui provenivano le bucce d’uva, quello del miele d’acacia e delle mele cotogne mature», ricorda Giannola Nonino, con il marito Benito imprenditori arditi, innovativi, antesignani. Grazie a loro, la Grappa non è più la Cenerentola dei distillati ma una Regina, capace di guadagnarsi l’apertura del servizio sulle acquaviti del mondo nella bibbia dell’enologia, Wine Spectator.

Se la Grappa Picolit ha inaugurato l’inizio di un nuovo cammino dell’azienda di Percoto, fondata da Orazio Nonino nel 1897, i vitigni autoctoni friulani (Schioppettino, Pignolo, Tacelenghe e Ribolla gialla, autorizzati nel 1978 e raccomandati nel 1983) ne hanno determinato la rapida ascesa e la conquista del mondo. La famiglia Nonino nel 1984 distilla l’uva intera e crea un nuovo nettare, l’Acquavite d’Uva ÙE Picolit. «Per produrla, abbiamo chiesto e ottenuto l’autorizzazione dei MInisteri dell’Industria, dell’Agricoltura e della Sanità. E per sottolineare l’importanza della novità, l’abbiamo raccolta in un’ampolla di vetro soffiata a mano da Venini, con un packaging allora rivoluzionario, completo di etichette millesimate, che sottoscrivevo manualmente a una a una», precisa Giannola Nonino.

Il millennio è stato inaugurato con Gioiello, l’acquavite della purezza ottenuta dalla distillazione del solo miele in tutte le sue varietà di gusti, creata da Cristina (responsabile della distillazione e del mercato Italia), Antonella (responsabile delle relazioni esterne e del marketing) ed Elisabetta (responsabile dei mercati stranieri e dell’organizzazione interna dell’azienda).

«Il nostro lavoro è rigore ma anche piacere puro, grande, ineguagliabile. Ecco perché mio marito ha trasmesso alle nostre figlie l’arte della distillazione. E loro, che possiedono grinta, personalità e sensibilità, sono impegnate attivamente per fare crescere maggiormente la nostra azienda nel rispetto assoluto dell’eccellenza qualitativa», sottolinea Giannola Nonino. L’azienda, che ha chiuso il 2015 con un fatturato di 14,4 milioni di euro, è presente in 70 paesi e per la prima volta l’export ha inciso maggiormente sulle vendite rispetto al mercato interno. Ma Nonino non è solo grappa, dal 1975 è anche un prestigioso Premio Letterario. Ogni anno, per un giorno Percoto si trasforma in una capitale della cultura, con scrittori, attori, registi, scienziati, giornalisti e imprenditori che arrivano da ogni angolo del mondo «È nato come un atto di amore verso la nostra terra e con il tempo si è rivelato un grande mezzo di comunicazione per trasmettere i valori della qualità, del rispetto del territorio, delle sue tradizioni e dei suoi frutti», spiega Giannola Nonino. Grappa e cultura, binomio vincente.