Peck

La bottega di delizie fondata nel 1883 è diventata il tempio del cibo e del vino più famoso e raffinato d’Italia. Guidata dai Marzotto, punta all’espansione all’estero. Per offrire al mondo il top della gastronomia

Leone Marzotto, Pietro Marzotto e l’ad Massimo Furlan

Leone Marzotto, Pietro Marzotto e l’ad Massimo Furlan

Durante la sua visita ad Expo, Angela Merkel era in ritardo sul programma. E ai tedeschi, si sa, non piace. Il suo aereo l’aspettava e la cancelliera doveva affrettare i tempi. Poi, però, Matteo Renzi le ha mostrato il menù che Matteo Vigotti, Executive Chef delle cucine di Peck, aveva preparato per lei nel ristorante ufficiale del Padiglione Italia: mozzarella di bufala con prosciutto di Parma, Parmigiano e carne all’Albese, paccheri con zucchine in fiore e gamberi rossi di Sicilia, ombrina al vapore di agrumi con terrina di verdure croccanti, Cioccolato Assoluto... Frau Merkel ha deciso di posticipare il volo di rientro.



Quando si dice che il buon cibo fa miracoli. Peck, del resto, li fa dal 1883, quando il praghese Francesco Peck fondò a Milano la bottega di salumi e carni affumicate che sarebbe diventata il tempio del cibo e del vino più famoso e raffinato d’Italia. Cinque famiglie si sono succedute alla guida, ognuna elevando l’asticella della qualità: dal 2013 il testimone è passato ai Marzotto e oggi, secondo molti gourmand, Peck offre la gastronomia migliore del mondo, per qualità del servizio e dell’offerta, che passa attraverso numeri imponenti: staff di 120 persone, 150 metri lineari di banconi refrigerati, 2.600 articoli, fra cui 200 formaggi, 87 tè, 3mila etichette di vini, i caffè più pregiati e le migliori specialità gastronomiche milanesi e non solo.

Non poteva essere che Peck, dunque, a gestire il ristorante che a Expo è stato il biglietto da visita dell’enogastronomia italiana, tanto da ospitare circa 200 eventi e la maggior parte delle delegazioni dei Paesi partecipanti, servendo ravioli di Parmigiano Reggiano al principe Alberto di Monaco, ravioli di branzino a Vladimir Putin, rigatoni con melanzane ragusane a François Hollande e via dicendo. Sei mesi di trionfi, con decine di migliaia di piatti serviti (le cotolettine alla milanese il piatto più ordinato) e migliaia di bottiglie stappate. Ma Expo non è certo stato un punto d’arrivo.

In realtà, per la nuova Peck governata dall’ad Massimo Furlan (l’uomo che sta anche dietro il successo della Food Hall della Rinascente), si tratta di un punto di partenza, un trampolino per lanciarsi alla conquista del mondo. L’espansione all’estero è infatti uno degli obiettivi principali della nuova proprietà.Lo conferma Leone Marzotto, 32 anni, una laurea in giurisprudenza alla Bocconi e oggi vicepresidente esecutivo di Peck: «Abbiamo aperto 25 negozi, dal Giappone a Taiwan, da Singapore a Seul, dove dal 2014 abbiamo un vero flagship store di 900 mq, con negozio e ristorante, il primo Peck che all’estero riproponga la formula che in via Spadari, a Milano, ne ha fatto un punto di riferimento.

Il modello Peck si fonda sull’unicità di un know-how costruito in oltre 130 anni, completo e trasversale. Grazie alle figure di eccellenza che presidiano i vari settori, riusciamo a essere specialisti di tutto, con un’offerta molto ampia che va dai formaggi e le bresaole che produciamo nel nostro laboratorio artigianale ai vini a marchio Peck, ai cioccolatini e alla pasticceria di ogni tipo. Puntando a una qualità sempre più alta del prodotto e del servizio. Noi Marzotto vogliamo rinnovare questa missione, immettendovi anche un’esperienza di business imprenditoriale, con l’ambizione di dare a Peck la fama che si merita anche nel resto del mondo. La mia famiglia viene dal tessile, ma oggi il rapporto tra fashion e food è sempre più stretto, in entrambi i casi si punta a ricreare un’esperienza e ad emozionare».

Il lifestyle italiano, insomma, si può proporre anche attraverso il cibo di qualità molto alta inteso come piacere da regalarsi tutti i giorni, e non solo in occasione di ricorrenze speciali; l’introduzione del nuovo rito del brunch domenicale nel ristorante Al Peck rappresenta la volontà del brand di aprirsi ad un pubblico cosmopolita e alle attuali abitudini alimentari, mostrando il volto contemporaneo di Peck senza mai perdere di vista l’indiscussa qualità della materia prima.