Pirelli

L’alleanza con i cinesi dà una proiezione ancora più globale al gruppo leader di pneumatici per la Formula uno e di gamma altissima. Marchio fra i più prestigiosi al mondo, avrà maggiore capacità produttiva e un mercato sterminato

Marco Tronchetti Provera

Marco Tronchetti Provera

Dopo 25 anni al timone di Pirelli, Marco Tronchetti Provera ha compiuto poche settimane fa una quadratura del cerchio per il futuro del suo gruppo che dal punto di vista industriale e finanziario non trova precedenti nella storia dell’industria italiana. Alleandosi con la cinese ChemChina, ha trovato non solo il partner industriale globale di cui Pirelli aveva bisogno, ma anche un ulteriore, grandissimo mercato di sbocco, in particolare per il proprio segmento Industrial.



Pirelli, leader degli pneumatici per la Formula 1 e uno dei marchi più prestigiosi al mondo, potrà inoltre contare su una grandissima capacità produttiva in Cina. Tutti risultati che, crescendo per linee interne, non sarebbe riuscita a ottenere neanche in dieci anni di successi. E lo ha fatto senza rinunciare al radicamento italiano del quartier generale e della ricerca: secondo le norme inserite nello statuto, infatti, l’Hq e la R&D potranno essere trasferiti solo con il voto in assemblea di oltre il 90% dell’azionariato. Anche a livello di governance non cambierà nulla: tutti i poteri gestionali continueranno per i prossimi cinque anni a essere nelle mani di Tronchetti Provera, che fra l’altro avrà la facoltà di scegliere il suo successore al timone di Pirelli. Tronchetti ha assicurato di essere già al lavoro per individuare il più adatto: a suo avviso, infatti, la miglior soddisfazione per un industriale è vedere, al momento della sua uscita, la propria azienda continuare a crescere.

La trattativa con il nuovo partner cinese è stata articolata (i primi contatti risalgono a tre anni fa) ma sempre corretta, e tutto lascia presagire lo sviluppo di una collaborazione ottimale, grazie alla  complementarietà degli interessi e delle capacità dei due gruppi. Questo nonostante la complessità, ben gestita da Tronchetti, di negoziare l’ingresso di ChemChina in un gruppo internazionale che vedeva già nell’azionariato i russi di di Rosneft. Il nuovo assetto pone oggi Pirelli al riparo da scalate indesiderate (il dossier sul gioiello dell’industria della gomma girava in molte banche d’affari), le permette di dispiegare al meglio le proprie capacità d’innovazione e le consentirà di tornare in borsa entro quattro anni: obiettivo che Tronchetti si prefigge di cogliere adeguatamente prima della scadenza di questo termine.

Sul piano finanziario, per la nuova Pirelli è previsto un ulteriore miglioramento dell’attuale margine ebit pari al 16% del segmento Consumer e una capacità di generazione di cassa dell’ordine di 400 milioni l’anno, mentre per quanto riguarda il Sudamerica (oggi mercato difficile) la società sta opportunamente ridimensionando la sua incidenza sugli interessi complessivi del gruppo. La (relativa) frenata dell’economia cinese non preoccupa né Tronchetti né i suoi alleati perché ChemChina già oggi ha ricavi bilanciati fra domanda interna ed esterna. E Tronchetti, i suoi dirigenti e i suoi partner sono concentrati sulle opportunità che le nuove tecnologie schiudono anche a un prodotto solo apparentemente maturo come lo pneumatico. Oggi un’auto come la Tesla ha 1.500 sensori, compresi quelli che rivelano tutto della pressione, dell’usura e,  presto, del contatto tra pneumatico e terreno. Un altro pianeta, tutto da esplorare e valorizzare.