Poste Italiane

La quotazione in borsa segna una nuova vita. Non solo recapiti, logistica, e-commerce, incasso e pagamento, ma anche gestione di una gran fetta del risparmio delle famiglie. Andando oltre il modello internazionale

Francesco Caio

Francesco Caio

Le Poste Italiane in forte attivo e quotate in borsa: ma chi l’avrebbe mai immaginato, soltanto 15 anni fa? L’azienda pubblica che è stata per decenni il simbolo del posto fisso e comodo è diventata un modello di riferimento internazionale per efficienza e innovazione. Un vero numero uno europeo, se non mondiale. È questo l’esito, senza dubbio molto felice, di un percorso strategico intrapreso nel 1998 dall’allora ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi e proseguito con coerenza in tutti questi anni fino al suo massimo traguardo possibile, firmato dall’attuale Amministratore delegato Francesco Caio: la quotazione in borsa, ovvero l’affermazione dello spirito privatistico, pur nel controllo pubblico, di un’azienda che gestisce una grande fetta del risparmio delle famiglie, sia attraverso i suoi celebri, e apprezzati, buoni postali, sia attraverso tutti gli altri prodotti bancari e assicurativi, grandi protagonisti del turnaround di Poste.



«Questa giornata è la dimostrazione che in Italia le cose si possono fare per bene», ha detto Caio il primo giorno di quotazione di Poste. «Ho la grandissima sensazione di avere condotto una squadra che ha lavorato con entusiasmo. È un passaggio storico importante per il gruppo e mi auguro anche per il paese». Sicuramente sì, visto anche che quotando sul mercato il 38% del capitale sociale il Tesoro ha incamerato la bellezza di 3,4 miliardi, una rilevante boccata d’ossigeno.

Ma storico anche perché la quotazione incardina definitivamente Poste in una dimensione pienamente imprenditoriale, che le ha giovato e le gioverà. Senza con questo tradire lo straordinario ruolo infrastrutturale che Poste riveste per il paese fornendo servizi integrati di recapito, logistica e pacchi, di e-commerce, di incasso e pagamento, finanziari, assicurativi, di telefonia mobile e di comunicazione digitale su tutto il territorio nazionale a famiglie, imprese e pubblica amministrazione. Con 13.200 uffici postali, 142mila dipendenti, 28mila portalettere telematici, Poste è un esercito civile senza il cui buon funzionamento si bloccherebbe l’Italia intera, non solo la sua economia. Un gigante, insomma, che ha fatturato nei primi nove mesi del 2015 ben 23,9 miliardi di euro (+6%) con redditività in crescita: nei nove mesi il risultato operativo è stato di 930 milioni (+26,9%) e l’utile netto di 622, quasi il doppio dello stesso periodo dell’anno precedente.

E che cosa farà, da azienda quotata, questo gigante? Attuerà il Piano industriale a medio termine, approvato appunto in vista della quotazione, con l’obiettivo di una crescita del business e della redditività nell’arco dei prossimi cinque anni, ma al servizio della modernizzazione e della digitalizzazione del paese. Il Piano è focalizzato su tre aree di business (corrispondenza e pacchi, servizi finanziari e servizi assicurativi) e affida a Poste Italiane il compito di accompagnare i cittadini, le imprese e la Pa nel passaggio verso l’economia digitale, offrendo una gamma molto ampia di servizi di qualità, semplici, trasparenti e affidabili, facili da usare, in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini e la competitività delle aziende.