Premiati Oleifici Barbera

Qualità e tradizione distinguono l’azienda dal 1894. In prima fila per innovazione nel settore, con frantoi ad alta tecnologia e una rivoluzionaria filiera di 10mila produttori

Manfredi Barbera

Manfredi Barbera

I primi per innovazione sono loro, l’ultimo marchio storico dell’olio italiano. Un felice paradosso quello dei Premiati Oleifici Barbera, azienda fondata da Lorenzo Barbera nel 1894 e oggi in mano a Manfredi, espressione della quarta generazione di imprenditori. Medaglia d’oro all’esposizione universale di Parigi nel 1900 e a quella di St. Louis, in America, quattro anni dopo, i Barbera hanno saputo fare dell’innovazione la parola chiave dello sviluppo dell’impresa. Sono stati i primi a introdurre le bottiglie di vetro per la distribuzione dell’olio nei negozi.



«Nel 1936 mio nonno ebbe l’intuizione e andò a Murano per procurarsi le prime bottiglie destinate all’olio da servire a bordo dei battelli della storica società di navigazione Florio», racconta Barbera. «E nel 1960 fummo noi a inventare l’olio mosto, non filtrato, così come appena uscito dalla macina e imbottigliato dopo una naturale decantazione». Oggi l’azienda, che ha puntato tutto su qualità e internazionalizzazione, fattura 20 milioni di euro l’anno ed esporta il 65% della sua produzione in oltre in 50 paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone, Cina e Russia, mentre il resto viene venduto in Italia attraverso i canali tradizionali e della grande distribuzione organizzata.

Primi per innovazione anche oggi: a Custonaci, nel Trapanese, dove ha sede l’impianto produttivo principale, è da poco in funzione un frantoio sperimentale altamente tecnologico. «È l’unico al mondo capace di lavorare su quattro frangitoi in parallelo», dice con orgoglio Barbera, «e con quattro diversi sistemi di molitura delle olive, a dischi, a martelli, a rulli di pietra contrapposti e con denocciolatore». Si tratta dell’impianto più evoluto al mondo messo a disposizione dall’azienda per i dipartimenti di ricerca dell’Università di Palermo. Ricerca non fine a se stessa: da questo lavoro di continua sperimentazione e miglioramento dei processi produttivi è infatti nato il Lorenzo N°5, pluripremiato olio denocciolato dalle caratteristiche organolettiche e nutrizionali uniche. «Lo abbiamo chiamato Lorenzo N°5, in onore di mio figlio  che domani sarà la quinta generazione al timone dell’azienda».

Numeri uno anche per organizzazione produttiva. È stato sempre Manfredi a siglare il primo e forse più importante  accordo di filiera che mette a sistema oltre 10mila piccoli olivicoltori e 50 frantoi della Sicilia attraverso il CO.FI.OL., Consorzio della Filiera Olivicola. «Il consorzio è un sistema organizzativo, di produzione e distribuzione, davvero rivoluzionario: non ci limitiamo a raccogliere e rivendere ma usiamo i contratti di conferimento nei quali il consorzio rimane il soggetto produttivo e Barbera commercializza il prodotto sfuso, selezionandolo per zona, per tipo di coltivazione e per mercato di sbocco. Così si crea coesione fra gli attori della filiera olivicola e olearia siciliana e si ottiene un prodotto di altissima qualità ma a prezzi contenuti».

È la cosiddetta filiera corta e ha risvolti non solo commerciali ma sociali ed etici. «Invece di avere un solo grande frantoio, lasciamo il lavoro ai 50 piccoli frantoi sul territorio, custodi della tradizione. In questo modo salviamo la lavorazione artigianale e la qualità. Da un punto di vista etico, otteniamo anche un notevole risparmio di emissioni Co2 perché facciamo viaggiare l’olio e non le olive, con un risparmio del 50% sull’inquinamento». Storia, organizzazione produttiva, innovazione: ecco i tre pilastri che fanno di Barbera il numero uno.