Recordati

Non solo farmaci esclusivi, ma una organizzazione distributiva da multinazionale, che da quando è stata creata ha fatto triplicare il valore in borsa. Smentendo così l’idea che nella farmaceutica non possano vincere le aziende familiari

Giovanni Recordati

Giovanni Recordati

Non ci si può accontentare dei risultati raggiunti, seppure notevoli. Il vero bilancio di un’azienda non si fa a fine anno ma si misura nel lungo periodo: cicli che possono durare anche oltre una generazione. Giovanni Recordati, a capo dell’omonima società farmaceutica, lo sa bene, così non preclude nulla, se la posta in gioco è la crescita, la salute, la solidità del gioiello di famiglia. Certo, lo stato patrimoniale e il conto economico danno una buona unità di misura. Negli ultimi tre anni la Recordati ha più che triplicato il valore del titolo in borsa, una corsa che premia il sottostante trend di crescita.



Le previsioni a fine 2015 parlano di un fatturato di oltre un miliardo (987,4 milioni nel 2014), così come il patrimonio, utili operativo e netto che in percentuale salgono a doppia cifra a 270 e 190 milioni. La cassa non manca e l’indebitamento è meno che modesto. Con un piano industriale al 2017 che punta a una crescita costante, anche attraverso acquisizioni e un ritorno per gli azionisti di tutto rispetto, Recordati dimostra che il capitalismo a carattere familiare è in grado di competere e anche superare nei risultati l’impostazione più impersonale e distaccata delle agguerrite multinazionali del settore.

Ma a chi dice che in un mondo sempre più globale, dove le sfide si raccolgono negli angoli più remoti del pianeta, anche in Recordati sia arrivato il momento di aprire le porte al capitale di ventura, così da imprimere nuove e forse più imponenti accelerazioni, Giovanni Recordati, Presidente e amministratore delegato dell’azienda, risponde con realismo: «La priorità per Recordati è sempre stata quella della crescita. Sino a oggi l’attuale compagine azionaria è riuscita a garantire questo obiettivo. Se un domani per continuare su questa via dovesse essere necessario considerare l’ingresso di investitori istituzionali, alleanze con altre aziende, anche di tipo societario, o altro, queste opzioni dovranno essere valutate molto attentamente».

Operazioni che non devono comunque comportare rischi supplementari per gli azionisti. Negli ultimi 15 anni la Recordati ha fatto circa 20 acquisizioni: «Alla base della nostra decisione di acquisire un’azienda c’è sempre stata un’attenta valutazione della logica strategica, della ponderazione del rischio finanziario connesso e della facilità di integrazione nel resto del Gruppo. Anche in futuro le acquisizioni saranno un fattore importante della nostra crescita e, nel farle, ci atterremo agli stessi principi».

L’azienda è proiettata nel mondo. Con il cuore di Recordati che resta a Correggio, comune di 26mila abitanti nella laboriosa Emilia-Romagna, dove oltre due secoli fa Giovanni Battista rilevò una spezieria. Ma oggi la testa di quella che è diventata una delle più importanti società farmaceutiche italiane è a Milano e la sua casa in Europa, con i ricavi internazionali che sfiorano l’80% del totale. Dalla svolta industriale impressa nel 1926 dall’omonimo Giovanni Recordati, grazie alla fondazione del Laboratorio Farmacologico Reggiano, è stato un crescendo. Con la quotazione in borsa, avvenuta oltre trent’anni fa per volontà di un altro discendente, Arrigo, l’azienda ha guadagnato una vetrina rilevante; ma, come ricorda l’attuale timoniere, Giovanni Recordati, figlio di Arrigo, «la disciplina manageriale, finanziaria e amministrativa esisteva già».

Ieri Giovanni Battista preparava nel retrobottega della sua spezieria sciroppi per la tosse, oggi il colosso guidato da Giovanni ha divisioni che si occupano della produzione di farmaci che curano malattie rare. Ecco un esempio di cosa è in grado di fare il capitalismo familiare italiano.