Romeo Gestioni

È il grande specialista del property e del facility management, per la gestione integrata delle aree urbane. Come dimostra anche nei quartieri più chic di Londra

Alfredo Romeo

Alfredo Romeo

Trasformare le città in laboratori di civiltà, rendendole luoghi di bellezza e offrendo ai cittadini migliori servizi. Ecco la sfida di Alfredo Romeo, che partendo dall’immobiliare ha inventato i modelli innovativi del Property e del Facility management, spaziando dunque dalla gestione integrata dei patrimoni immobiliari pubblici ai servizi dedicati alle comunità. Oggi guida un Gruppo da 300 milioni di fatturato all’anno, con 1.500 dipendenti e un indotto di 21mila persone, per gestire patrimonio e risorse di 320 committenti pubblici e privati. Sempre guardando alla valorizzazione delle città e del territorio.



Mission molto impegnativa, ma Romeo pacatamente commenta: «La parola difficile per me non esiste. Anzi, il difficile è un’opportunità, perché ti spinge a guardare oltre quello che già sai fare. Non mi sono mai accontentato del primo risultato. Per me il perfezionismo è uno strumento terreno per avvicinarsi alla categoria ultraterrena del bello. In tutte le cose bisogna dare un senso di compiutezza e di bellezza che va oltre l’obiettivo stretto del lavoro da fare. Per uno che ha fatto fortuna con i servizi alle comunità, può sembrare un paradosso. Ma forse è stato questo approccio a farci diventare i Numeri uno. Inventarsi la gestione integrata del patrimonio immobiliare di una città come Napoli è stata una sfida straordinaria e vincente, la riprova sono i fallimenti avvenuti dopo che il nostro contratto è scaduto. Comunque, al di là di Napoli, abbiamo creato modelli per la riqualificazione delle città che piacciono molto all’estero».

È così che Romeo Gestioni, arrivata a erogare servizi di Property e di Facility management a 1,5 milioni di persone in linea diretta e a 10 milioni indirettamente (calcolando chi transita negli aeroporti di Linate e Malpensa), punta ora su una nuova declinazione del business, il Facility Management Territoriale. Con una visione suggestiva: «La gestione integrata del territorio, ovvero l’individuazione dei bisogni e delle risorse che ogni area, urbana e non, esprime, può essere motore di rilancio per tutta l’economia italiana. Le nostre città sono una ricchezza unica al mondo. Valorizzare e mettere a reddito tutti i beni che conservano, e spesso nascondono, può ridare ossigeno e attrattività a tutto il complesso urbano attraverso un volano economico che si attiva con la regolarizzazione, la riqualificazione e la valorizzazione integrata del territorio nel suo complesso. Così le città possono diventare laboratori di civiltà, non solo per rilanciare l’economia, ma anche per creare nuove condizioni di vita nel tessuto sociale. Questi processi con nostri modelli operativi possono essere economicamente autosostenibili grazie all’ottimizzazione dei tributi e all’afflusso di capitali privati. Non sono un visionario, sono un uomo del mercato, che vuole rilanciarlo in una visione etica, sviluppando insieme le mie imprese e il progresso della collettività. Voglio mettere a disposizione del mio paese un know-how che all’estero apprezzano, sebbene da noi a volte crei resistenze».

Un esempio? «A Londra abbiamo investito per valorizzare 6mila mq tra Belgravia e Mayfair e la municipalità ci fa ponti d’oro per allargare al territorio la bellezza che proponiamo», spiega Romeo. «Da noi, invece, amministrazioni di stampo ottocentesco si limitano a interdire. Ma quel che si può fare per un albergo a 5 stelle lusso, come quello nostro di Napoli che il New York Times ha giudicato fra i cinque più belli del mondo, si può fare anche per un pezzo di città. Il risultato sarà una nuova qualità della vita urbana e una nuova civiltà dell’abitare. Per fare questo bisogna essere coraggiosi, credere nella bellezza. Io ci credo. La bellezza è nelle architetture e negli arredi dei miei alberghi come nella battaglia che faccio da presidente di Ifma-Italia o dell’Osservatorio Risorsa Patrimonio-Italia (con Nomisma, Cresme-Consulting e Cnr) per migliorare la qualità degli appalti pubblici. Non so se questo mi fa esser un numero uno nel mondo dei servizi, a  me basta essere un numero uno nel processo di innovazione del paese».