Teatro alla Scala

È il tempio d’opera più famoso e apprezzato, uno dei pochi in grado di allestire al suo interno un intero spettacolo, dai costumi alle coreografie. Con un’Accademia di rilievo mondiale per trasmettere l’eccellenza musicale

Alexander Pereira

Alexander Pereira

Parlare del Teatro alla Scala, il tempio d’opera più famoso e apprezzato del mondo, equivale a parlare della storia dell’Italia unita. Inaugurato nel 1878, ha portato alla celebrità i più grandi musicisti e direttori d’orchestra di tutti i tempi. Due soli nomi: Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini. «La Scala è il marchio italiano più conosciuto nel mondo dopo la Ferrari», sottolinea Alexander Pereira, sovraintendente dal 2014. «Per la città di Milano la Scala è un punto di riferimento, una sorta di contraltare laico del Duomo».



Il teatro vanta altri due primati. Con i suoi laboratori, dove lavorano straordinari specialisti di costumi e coreografie, è uno dei pochissimi in grado di allestire interamente all’interno uno spettacolo. E la Scala ha una grande Accademia con oltre 1.200 studenti che ne fa uno dei centri più importanti a livello mondiale per la trasmissione non solo dell’eccellenza musicale, ma anche di quella artigianale e del management teatrale.  

Pereira, insieme al direttore musicale Riccardo Chailly, ha voluto riportare al centro della programmazione il repertorio italiano. Un patrimonio immenso che è solo parzialmente rappresentato e che in parte rilevante è nato proprio tra le mura del teatro. È il caso della Giovanna d’Arco di Verdi con cui s’è inaugurata la stagione e che mancava dalla Scala da 150 anni. «Inoltre ci siamo impegnati a rappresentare il repertorio verista, il bel canto e il Settecento, per cui è nato all’interno dell’orchestra un ensemble fedele alla prassi esecutiva originale. Nello stesso tempo», dice il sovraintendente, «la Scala è anche un grande teatro internazionale. Per tenere insieme questi due aspetti, entrambi necessari, e valorizzare il lavoro dei nostri laboratori, dobbiamo mantenere la produzione intorno ai 15 titoli l’anno, in linea con i livelli di produttività storici del Teatro».

Che deve essere sempre più il teatro di tutti: «Abbiamo creato un programma di opere, balletti e concerti per bambini così da costruire il pubblico del futuro. Il successo è stato tale che abbiamo dovuto aggiungere numerose recite e quest’anno avremo oltre 40mila tra bambini e genitori solo agli spettacoli d’opera». Ma il futuro si costruisce anche con un occhio ai conti: «La Scala deve mantenere il suo ruolo tradizionale di simbolo della cultura italiana nel mondo e il suo rango fra i grandi teatri delle capitali europee», afferma Pereira, «e per questo è necessario ripensare i meccanismi di lavoro, mantenendo i livelli di produzione e di qualità. Il progetto di riunire in un unico grande hub nell’aera di Expo la produzione e lo stoccaggio delle scenografie e le attività didattiche renderà possibile una razionalizzazione dei processi produttivi e un contenimento dei costi. Dal punto di vista finanziario, la Scala è un modello virtuoso in cui il sostegno pubblico, privato e la biglietteria contribuiscono ciascuno per un terzo. Perché questo funzioni è necessario che lo Stato non si sottragga. Inoltre, stiamo lavorando alla costruzione di una rete internazionale di sostenitori che crei una quarta fonte di tranquillità per il Teatro».