The Italian Sea Group

In tempi record, partendo da un cantiere fallito, è diventato una delle conglomerate più grandi nella nautica internazionale. Con yacht innovativi e un modello assolutamente originale e vincente

Giovanni Costantino

Giovanni Costantino

La tempistica non ha giocato a favore. L’economia neppure. Quando sulla nautica italiana stava per abbattersi l’ondata recessiva più disastrosa di sempre, a favore di Giovanni Costantino c’era solo Giovanni Costantino. E una visione d’azienda, maturata prima come imprenditore del mobile, poi come general manager di Natuzzi. «Nel 2009 acquisii dal fondo Palladio il cantiere Tecnomar, avviando un profondo processo di turnaround per rilanciare il marchio», racconta il presidente di The Italian Sea Group, oggi uno dei gruppi conglomerati più grandi della nautica internazionale. «La crisi stava scoperchiando le fragilità di un comparto cresciuto in fretta nei numeri ma inconsistente nell’assetto industriale, ancora legato a logiche artigianali. Modello organizzativo, pianificazione finanziaria, controllo di gestione: era tutto da impostare».



Così, mentre tanti player si ritiravano dalla partita, uno scendeva in campo adeguando squadra e tattica di gioco. «Siamo riusciti a costruire un team capace e una struttura avviata a una crescita organica, che nel 2011 consentì di rilevare un top brand come Admiral, decisivo nella nostra strategia di posizionamento». Con 200 dipendenti diretti, circa 600 dell’indotto, e un valore della produzione intorno ai 60 milioni di euro, il gruppo guidato da Costantino naviga oggi col vento in poppa, presidiando il segmento a motore con la grinta sportiva di Tecnomar e l’eleganza classica Admiral, oltre che a vela con il brand Admiral Sail. «Alta qualità e innovazione sia tecnica che stilistica, combinate all’ottimo rapporto value for money, definiscono la mission aziendale che guida, dal 2009, una crescita esponenziale».

A fine 2012, rilevando da Invitalia un peso massimo della navalmeccanica come i Nuovi Cantieri Apuania di Carrara, il gruppo mette a segno il gol della svolta. «Ricostruita su un’area di 100mila metri quadrati, la sede odierna vanta uffici avveniristici e facilities unici al mondo: 2mila m di banchina, 200  di bacino e spazi produttivi che hanno permesso di sostenere l’incremento dimensionale delle commesse, conseguendo primati importanti come il tre ponti più veloce al mondo (Tecnomar Nadara 45) e il 40 m più silenzioso (Admiral Impero Cacos V): fra le otto unità oggi in produzione, da 38 a 75 m, figurano i primi due ibridi mai costruiti sopra i 50 m». Risultati che spiegano la pioggia di riconoscimenti incassati solo nell’ultimo anno: dal Premio Capital elite, assegnato da Capital nell’ambito dei Tuscany awards 2015 agli imprenditori che meglio rappresentano la Toscana in Italia e all’estero, al Golden metal for quality and service 2015, ricevuto dall’Organización mundial de mercadotecnia per l’eccellenza nel business e nel prodotto. Senza contare l’ultimo Monaco yacht show, dove il gruppo ha fatto faville con Silent 76 Gigreca a marchio Admiral Sail, insignito del Best of the best di Robb Report, e il debutto in grande stile del 16m Fmy 55 Open, prima chicca della nuova linea Franck Muller Yachts, nata dalla collaborazione con la maison d’alta orologeria ginevrina.

«Oggi, la solidità del gruppo ci porta Oltreoceano con una nuova sede americana, aperta a Fort Lauderdale per gestire da vicino un mercato promettente, ma anche tanto maturo da non ammettere passi falsi», spiega Costantino. «Stiamo inoltre lavorando ai progetti esecutivi della serie Admiral Sail “Wave”, da 38 a 60 m, firmata Philippe Briand. Ritengo che nei prossimi 3-5 anni, buona parte del fatturato verrà dalla vela. Così come dalla divisione Nca refit, da poco avviata con le migliori competenze e strutture per la riparazione di yacht da 60 a oltre 100 m. Presto completeremo i servizi dedicati agli equipaggi, con tanto di spa, palestra, spazi ricreativi, attività e trasferte organizzate a richiesta». Tanta carne al fuoco, insomma. «Ora, si lavora a consolidare».