#Angar Italia. Produrre il futuro
Il manifesto dei Numeri Uno italiani


il manifesto di Capital Numeri Uno

  1. Il paesaggio italiano (fisico, artistico, culturale, imprenditoriale) è unico al mondo per bellezza, profondità, coraggio, creatività, generosità, umanità. Occorre esserne consapevoli e metterlo a frutto per uscire da una crisi epocale. Occorre valorizzare ulteriormente lo stile di vita italiano, la capacità creativa della moda e del design, senza timore che l'Italia sia considerata un paese leggero. Ma non solo: il patrimonio incalcolabile di bellezze naturali e artistiche deve trovare una valorizzazione nel turismo, che produce risorse da reinvestire soprattutto nella conservazione del territorio e della sua unicità.
  2. Il digitale, i big data, l’intelligenza artificiale hanno avviato una rivoluzione produttiva senza precedenti nella storia dell’Umanità. L’Italia è all’avanguardia nel digitale, nei big data, nell’intelligenza artificiale, Occorre quindi che questa nuova cultura, unita all’umanesimo di cui il paese è impregnato, venga diffusa a tutti i livelli, cominciando dalla scuola elementare. Occorre che il primato di secondo paese manifatturiero d'Europa sia difeso e sviluppato proprio grazie alla valorizzazione dei primati, finora conosciuti, nella tecnologia rivoluzionaria del digitale, di cui fa parte anche il primato nelle stampanti 3D. Occorre la piena coscienza che nelle scienze derivate dal digitale l'Italia è ai livelli più alti. Con strumenti e conoscenze che possono rafforzare, attraverso la scienza della vita, anche il primato di secondo paese al mondo per longevità. Un paese in cui la medicina è un'altra eccellenza.
  3. La rivoluzione avviata farà scomparire molti lavori che dovranno essere sostituite da muovi mestieri e professionalità per le quali il terzo settore, quello interpretato dalle Onlus nel sociale e nell'economia di vicinanza, potrà essere un terreno fertile e quindi ricco di nuovi posti di lavoro.
  4. L'Italia è oggi uno dei primi cinque paesi al mondo per surplus nel settore manifatturiero, oltre ad avere un attivo di 37 miliardi di dollari nella bilancia commerciale complessiva. Però molti più paesi diventeranno presto autosufficienti nella manifattura e nei servizi, anche senza misure protezionistiche. Quindi per mantenere la forza dell’export il paese deve lavorare allo sviluppo di tecnologie. Robotica e automazione sono settori in cui l’Italia, essendo già un leader mondiale, deve sviluppare nuove piattaforme hardware, perché è l'hardware che impone la creazione del software e quindi lo sviluppo dei servizi e dei posti di lavoro. L'Italia ha la capacità di definire nuovi standard sul mercato e di creare mercati che non esistono.
  5. Altri settori da sviluppare sono: scienze della vita, food e agritecnologie per la scienza della nutrizione, packaging innovativo, tecnologie per il ciclo dell’acqua e per quello dei rifiuti, modelli predittivi e supercomputazione applicati a diversi settori, compreso l’ambiente e il sociale, trasporti, automotive e motocicli, tecnologie per i beni culturali e digital humanities. Per questo serve potenziare la coscienza delle enormi conoscenze di cui l'Italia dispone.
  6. Quanto al sistema socio-economico, il capitalismo globale, pur vincente, è inquinato da eccessi della finanza: assunzione esagerata di rischi, leverage, opacità. Non deve ripetersi la colossale distruzione di ricchezza degli ultimi otto anni. Inoltre l’eccessiva ineguaglianza, cresciuta anche nelle società occidentali, rende il capitalismo meno inclusivo, riduce la partecipazione, unica leva per sviluppare pienamente il potenziale di crescita economica e civile. Un nuovo contratto sociale, anche se tacito, deve essere realizzato. Tutti i #1 hanno sottolineato i doveri sociali degli imprenditori. Se non si restituisce alla società una parte della ricchezza creata, lo sviluppo si affievolirà.
  7. L 'Italia deve lottare perché, nel settantacinquesimo anniversario del Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli, l'Europa diventi un vero stato federale, dove tutti gli europei si sentano cittadini europei ed uguali, dove gli egoismi cedano il passo al desiderio e all'opera per un progresso comune, un nuovo umanesimo di cui la storia italiana è il modello.
  8. Ma l'Italia deve non soltanto contestare il rigorismo esasperato della Germania e dei paesi che la seguono, dietro il quale si nasconde egoismo; deve mettere a frutto la ricchezza del paese, valorizzando i capitali dei privati, con il taglio del debito dello Stato nel suo complesso. Un debito pubblico esorbitante come quello attuale non si riduce solo con la crescita perché esso stesso frena lo sviluppo, drena risorse, espone ad attacchi selvaggi della speculazione alla ricerca di nuovi profitti, magari per la perdita di potere a causa della caduta del prezzo delle materie prime e in particolare del petrolio o per il rallentamento della crescita economica globale che riduce i margini. Lo Stato italiano nel suo complesso, inclusi quindi gli enti locali, deve fare come tutte le aziende indebitate che però possiedono asset: deve venderli per recuperare slancio e scongiurare crisi come quelle del 2011.
  9. L'Italia deve cessare di essere uno dei paesi al mondo dove è più costoso produrre è più complicato avviare e gestire nuove imprese. La tassazione grava ancora troppo sul lavoro e sulle aziende. Una riforma deve eliminare questi scompensi.
  10. Tutto ciò ha come fondamento un collegamento reale, non formale, tra scuola, università e mondo dell'impresa, senza ideologismi ma basato sulle reali necessità della nuova economia e della data science. Naturalmente con il dovuto coordinamento del governo. Perciò questo speciale Manifesto non potrà non finire sulla scrivania del presidente del Consiglio Matteo Renzi.